Ergastolo: è stata confermata anche in appello la condanna del 53enne Tiziano Nardelli, come mandante dell’omicidio del fratello, il 61enne Cosimo Nardelli, freddato con due colpi d’arma da fuoco il 26 maggio 2023 in via Cugini sotto la propria abitazione. La Corte di Assise d’appello presieduta dal giudice Paola Incalza ha confermato dunque la sentenza di primo grado nei confronti del 53enne validando il teorema accusatorio del procuratore aggiunto Milto De Nozza - che aveva coordinato l‘inchiesta come sostituto della Dda e applicato anche in secondo grado - e del procuratore generale Achille Bianchi.
Sconto di pena invece per il 48enne Paolo Vuto che per gli inquirenti aveva organizzato la spedizione mortale e che dal carcere a vita scende a 30 anni di reclusione. Un concordato, avanzato dai suoi difensori, gli avvocati Fabrizio Lamanna e Valerio Diomaiuto, a cui la pubblica accusa aveva dato parere favorevole e accolto infine dalla Corte. Confermata la pena a 30 anni di carcere per il 23enne Cristian Aldo Vuto, figlio del 48enne (assistito dall’avvocato Salvatore Maggio)e reo confesso di aver sparato a Cosimo Nardelli.
Resta invariata inoltre la condanna a 25 anni di carcere per Francesco “Kekko” Vuto (difeso dall’avvocato Andrea Maggio), che quella sera aveva guidato la moto su cui viaggiava il killer. Nel procedimento si erano costituiti parte civile i familiari della vittima attraverso l’avvocato Pasquale Bottiglione. Dalle carte dell’inchiesta della Dda di Lecce, nata da una prima indagine della Procura ionica coordinata dal pm Francesco Sansobrino, era emerso che proprio il fratello della vittima, Tiziano Nardelli (assistito dall’avvocato Luigi Danucci) avesse dato il mandato al gruppo di fuoco di Vuto per eliminare il fratello. Secondo l’accusa i contrasti economici legati alla cooperativa di famiglia e l’intenzione del 61enne di liquidare l’azienda e dividere le quote erano stati l’innesco per l’omicidio.










