Il movente è incompatibile con le dinamiche dei fatti accaduti e l’errore commesso nella lettura delle intercettazioni ha traghettato tutto a sfavore di Tiziano Nardelli. È quanto, in estrema sintesi, ha sostenuto l’avvocato Luigi Danucci durante la sua arringa dinanzi alla Corte d’assise d’appello, nel processo per la morte del 61enne Cosimo Nardelli, ucciso in via Cugini il 26 maggio 2023 con due colpi di arma da fuoco. Condannato in primo grado al carcere a vita Tiziano Nardelli è stato ritenuto il mandante dell’omicidio del fratello 61enne.
Dopo alcune sue dichiarazioni spontanee in cui ha ribadito la propria innocenza, il suo difensore Danucci ha fornito una lettura alternativa delle intercettazioni e delle dinamiche esistenti tra i due fratelli diversamente da come inquadrate dal pm dell’Antimafia Milto De Nozza - che ha coordinato l’inchiesta relativa al delitto – e dalla Corte del primo giudizio. Nella sua arringa il difensore di Nardelli infatti ha sostenuto che a muovere la mano armata di Cristian Aldo (condannato a 30 anni di carcere e reo confesso di aver premuto il grilletto quella sera) fosse stato suo padre, Paolo Vuto (accusato di aver organizzato la spedizione mortale e per questo condannato all’ergastolo) a causa dei contrasti criminali e delle tensioni crescenti tra lui e la vittima.






