Ha deciso di rilasciare dichiarazione spontanee, rispondendo punto per punto a quanto uscito sul suo conto nel processo sull’omicidio di Nada Cella, il 6 maggio 1996 a Chiavari. Il commercialista e allora datore di lavoro della segretaria non ha ancora deciso se si sottoporrà all’esame in aula, ma intanto ha lanciato bordate.
E ha, di fatto, accusato il capo della Squadra mobile Stefano Signoretti di aver condotto, alla riapertura delle indagini nel maggio 2021, un interrogatorio di persona informata sui fatti in Questura con toni minacciosi: «Non è stata proprio un’aggressione verbale ma è durato sei ore ed è stato molto forte. Lui sosteneva che la mia reticenza a parlare della signora Cecere derivava dal fatto che io avessi avuto una relazione con lei e che però essendo una ragazza madre, se ne avessi parlato la mia immagina sarebbe stata deteriorata. E infatti mi appellava come moralista di merda, me l’ha detto più volte. Considerando che non eravamo nel medioevo, non ero sposato né fidanzato, e all’epoca, nel 1996 mi sono tenuto un avviso di garanzia per omicidio volontario per 14 mesi. Sarebbe stato tutto il mio interesse ad arrivare a una soluzione veloce delle questione».
Anche dopo, di fronte ai giornalisti, Soracco che nel processo è imputato per favoreggiamento (per l’accusa ha coperto l’unica imputata per il delitto, Anna Lucia Cecere) si è sfogato: «Si è parlato della mia famiglia come di una “cupola” potentissima, quasi fossi il figlio di Totò Riina. Quando sono figlio di un’insegnante e di un impiegato del Comune che non faceva più politica dagli anni Settanta».







