La Corte d’Assise di Genova ha condannato Anna Lucia Cecere a 24 anni di reclusione per l’omicidio di Nada Celle. Marco Soracco, colpevole di favoreggiamento e false dichiarazioni,è stato condannato a due anni.
Era una mattina di primavera, il 6 maggio 1996, quando Nada Cella entrò nello studio del commercialista Marco Soracco in via Marsala a Chiavari. Aveva 24 anni e un lavoro da segretaria: quella mattina niente lasciava presagire l’orrore. Nada non è uscita viva da quelle stanze: fu massacrata, colpita con un oggetto mai trovato, poi la sua testa fu sbattuta con forza contro il pavimento. Il suo omicidio si è trasformato in uno dei cold case più angosciosi della cronaca ligure degli ultimi decenni.
Il delitto, l’allarme e il bottone dei misteri: i 10 punti chiave del caso Nada Cella
La svolta dopo 25 anni
La svolta, quasi trent’anni dopo i fatti – tra il 2021 e il 2023 –, con la riapertura del caso e il recupero di un verbale che era rimasto negli archivi. Al centro delle nuove indagini finì una ex insegnante, Anna Lucia Cecere, originaria di Cuneo e da tempo residente in Piemonte, individuata dalla Procura come possibile responsabile dell’omicidio. Alcuni bottoni di una giacca di jeans ritrovati nella sua abitazione erano molto simili a quello rinvenuto sulla scena del delitto. Secondo l’accusa, fu un raptus di gelosia e rancore a spingerla ad uccidere Nada: una volontà di rivalsa motivata da un desiderio di “sistemarsi” nella vita professionale e sentimentale, finendo per sfogare su di lei frustrazione e violenza.










