Per l’ex insegnante Anna Lucia Cecere, accusata di omicidio volontario aggravato, la pena richiesta è l’ergastolo: «Agì con lucida follia». Per il commercialista Marco Soracco, imputato per favoreggiamento, 4 anni.

La pm Gabriella Dotto ha chiuso così la requisitoria durata due udienze nel processo sull’omicidio di Nada Cella, il 6 maggio 1996 a Chiavari. Un cold case arrivato a dibattimento a quasi sei lustri da quella tragica mattinata in via Marsala, nello studio di Soracco dove l’allora 25enne lavorava come segretaria.

La pm a proposito di Cecere ha parlato di un’azione figlia di «una personalità incapace di controllare la rabbia». E sebbene sia un termine definitivamente accantonato da stragrande maggioranza della comunità scientifica, in primis dalla Società italiana di psichiatria, ha usato anche la parola “raptus” per descrivere l’azione improvvisa e certamente non premeditata di Cecere. Un raptus «scatenato da un senso di frustrazione, una gelosia che sta a indicare il sentimento di frustrazione di chi vede vantaggi per gli altri e non per sé».

Già nella scorsa udienza la pm aveva detto che «Cecere ha sfogato su Nada tutta la rabbia e la frustrazione di una vita», mentre Soracco «ha sempre avuto un atteggiamento manipolatorio, nel 1996 e oggi».