6 maggio 1996, sono le nove del mattino, una donna viene trovata agonizzante nello studio in cui lavora come segretaria. Ha il cranio fracassato, c’è sangue ovunque. Ha solo 25 anni, è Nada Cella. La ragazza morirà in ospedale poche ore dopo.

Il cold case di Chiavari

Sembrava uno dei tanti cold case destinati a scomparire nei faldoni dell’archivio di un tribunale. Ma dopo ben 29 anni, il processo sul delitto di Chiavari ha portato alla richiesta dell’ergastolo per l’unica imputata accusata di aver ucciso Nada Cella: Anna Lucia Cecere. Oltre alla massima pena, il pubblico ministero Gabriella Dotto ha anche chiesto che vengano riconosciute le aggravanti dei futili motivi e della crudeltà. La vicenda dell’assurda morte della giovane segretaria ligure è arrivata dopo quasi 30 anni nelle aule del Tribunale di Genova. Un processo iniziato, nell’epoca delle nuove tecnologie investigative, senza nessun nuovo reperto, ma solo con 21 nuovi testimoni mai sentiti prima, che hanno aiutato a ricostruire tutta la vicenda.

Il delitto di Nada Cella

Nada Cella fu brutalmente assassinata in uno studio di via Marsala, a Chiavari. A ritrovarla in un lago di sangue fu il commercialista per cui lavorava, Marco Soracco. L’uomo fu inizialmente sospettato per l’omicidio della ragazza. La sua vita venne scandagliata in ogni angolo e la sua posizione fu infine archiviata. Soracco oggi è accusato di favoreggiamento, per lui sono stati chiesti quattro anni. Alla sbarra con lui c’era anche l’anziana madre Marisa Bacchioni. Per la Dotto, il commercialista Soracco “ha avuto paura di Cecere, ha constatato la pericolosità di quella persona. Ha avuto consapevolezza che accusare quella donna avrebbe comportato una accusa da parte sua. Per questo ha sempre mentito. È una vita che vengono ripetute menzogne ed è stato il principale responsabile dell’impunità di Cecere”.