Ergastolo per Renato Curcio e Mario Moretti, 21 anni per Lauro Azzolini. Queste le condanne chieste dalla pubblica accusa in Corte d'assise ad Alessandria ai tre ex brigatisti rossi processati per i fatti della Cascina Spiotta. Il pm Emilio Gatti ha spiegato di non poter proporre attenuanti per Curcio e Moretti ma ha fatto presente ai giudici che "la pena si può adattare alla persona: esistono diversi strumenti (per mitigarla - ndr) come per esempio la 'continuazione'" che però "non posso essere io a chiedere".
I fatti risalgono al 5 giugno del 1975. Rimasero uccisi un appuntato dei carabinieri Giovanni D’Alfonso e Mara Cagol, moglie di Renato Curcio. Lauro Azzolini, 82 anni, ex brigatista rosso ha dichiarato ai giudici che sì lui era lì. “Io c’ero quel giorno di 50 anni fa, morirono due persone che non avrebbero dovuto morire”. Curcio e Moretti invece hanno sempre negato ogni coinvolgimento della vicenda.
Azzolini in una udienza del processo si rivolse al figlio di D’Alfonso, Bruno, che si è costituito parte civile, dicendo “mi dispiace”. Poi ha parlato di Mara Cagol come di “una cara persona”. “Quello fu un giorno maledetto che non dimenticherò mai. È successo ciò che non doveva mai succedere. Il dolore è incancellabile”. Ha anche invitato i giudici a richiamarsi al memoriale che all’epoca dei fatti scrisse in forma anonima a uso interno delle Br: “Lo leggerete voi, io non ci riesco. Il dolore mi trafigge come una lama”. Nel documento è scritto che prima di fuggire vide Mara Cagol con le braccia alzate. “L’ultima immagine che ho di Mara Cagol, e che non dimenticherò mai, è di lei ancora viva che si era arresa con entrambe le braccia alzate, disarmata, e urlava di non sparare”, si legge nel documento che l’ex brigatista rosso Lauro Azzolini ha consegnato alla Procura di Torino in occasione del processo.










