Per la sparatoria del 5 giugno 1975 in cui persero la vita il carabiniere Giovanni D’Alfonso e la fondatrice delle Brigate Rosse Mara Cagol, chiesti anche 21 anni per Lauro Azzolini.
I pm di Torino Emilio Gatti e Ciro Santoriello hanno chiesto l'ergastolo per Renato Curcio e Mario Moretti, fondatori delle Brigate Rosse e 21 anni per Lauro Azzolini.
I tre ex brigatisti sono a processo davanti alla Corte d'Assise di Alessandria per la morte dell'appuntato Giovanni D'Alfonso, ferito mortalmente nella sparatoria di Cascina Spiotta, del 5 giugno 1975. Alla Spiotta le Brigate Rosse avevano portato l'imprenditore dei vini Vittorio Vallarino Gancia, sequestrato per finanziare la lotta armata.
Lauro Azzolini è il brigatista fuggito dopo la sparatoria con i carabinieri, durante la quale perse la vita anche Mara Cagol, moglie di Renato Curcio e fondatrice delle Br. La riapertura delle indagini L'identità del brigatista fuggito era rimasta coperta per cinquant'anni, fino all'esposto presentato da Bruno D'Alfonso, figlio di Giovanni.
Azzolini ha ammesso la sua presenza alla Spiotta nel corso della prima udienza del processo, a marzo dello scorso anno. Per l'ex brigatista Azzolini, il pm Gatti ha chiesto il riconoscimento delle attenuanti, per essersi sottoposto all'esame in aula, ad aprile di quest'anno: "Azzolini ha fornito elementi, mentre Curcio ha mentito durante l'interrogatorio, Moretti neanche quello". Non è stato possibile ricostruire invece chi abbia effettivamente ucciso D'Alfonso: "Non lo so chi ha sparato il colpo mortale a D’Alfonso che aveva finito i colpi. Azzolini ha responsabilità diretta, ha seguito un ordine ben preciso, rompere l’accerchiamento", ingaggiando lo scontro a fuoco come da direttiva brigatista, ha sostenuto Gatti.










