I pm Emilio Gatti e Ciro Santoriello ieri in Corte d’assise ad Alessandria hanno chiesto la condanna dei capi storici delle Brigate Rosse, Renato Curcio e Mario Moretti, rispettivamente 85 e 80 anni: sarebbero colpevoli, a titolo di «concorso», della sparatoria del 1975 davanti alla Cascina Spiotta, nell’alessandrino, che costò la vita all’appuntato dei carabinieri Giovanni D’Alfonso. Per loro la richiesta è l’ergastolo.
Lo scontro a fuoco, durante il quale morì anche Margherita Cagol, moglie di Curcio, si verificò durante il blitz dei carabinieri per liberare l’imprenditore Vittorio Vallarino Gancia, rapito a scopo di autofinanziamento.
Né Curcio né Moretti erano sul posto (dove era stato portato il prigioniero) ma, secondo i pm, furono tra i leader che tirarono le fila del sequestro o impartirono disposizioni come sparare alle divise. Per il terzo imputato, Lauro Azzolini, 83 anni, i due pm hanno chiesto 21 anni con la concessione delle attenuanti generiche: in aula ha ammesso di essere Mister X, il brigatista che era presente ma che non era mai stato individuato.
Il caso D’Alfonso fu riaperto nel 2021 dopo l’esposto del figlio Bruno. «Quella del pm mi sembra una richiesta non motivata dai fatti e discutibile in base a come l’ha argomentata nella requisitoria. C’è molto spazio per la nostra difesa»: il commento dell’avvocato Vainer Burani, legale di Curcio.










