Intervista a Emmanuel Carrère per il lancio del nuovo libro Kolchoz. Lo scrittore ironizza sul premio più ambito di Francia, il Goncourt, mai vinto in quarant’anni e spiega come, scrivendo della vita di sua madre, ha conosciuto meglio anche suo padre. “Vorrei morire come lei, sul letto con i miei figli intorno a me”, ha spiegato, “con lei mi ha mosso una pietà forse un po’ brutale, ma con l’età si diventa più indulgenti”.
Emmanuel Carrère al Foqus di Napoli – ph Fabiana Privitera per Feltrinelli
In francese, la parola "trac" indica la paura del palcoscenico. Me l'ha spiegato poco prima di salire sul palco del Foqus di Napoli con Emmanuel Carrère, Sonia Folin, interprete che ci ha accompagnato nella presentazione di Kolchoz, il suo ultimo libro. "Trac" è la parola che spiegava esattamente la sensazione che avevo provato nelle ore precedenti all'incontro, perché presentare un autore che si ammira da anni, il cui libro più famoso, "L'avversario", è quello che più hai consigliato o regalato nella vita, non fa parte della solita routine. Quello del 18 giugno è stato un vero e proprio evento: circa 500 persone hanno affollato la struttura dei Quartieri spagnoli, anelli superiori inclusi, e un centinaio di persone purtroppo sono rimaste fuori.







