Come si sta preparando la Ue al futuro, quali priorità per far fronte a un mondo in rapido cambiamento e difendere gli interessi strategici del blocco, di fronte all’aggressività di Russia, Cina e Usa? Al Consiglio europeo che si è concluso ieri, dove è stato ribadito l’impegno al sostegno dell’Ucraina e il prolungamento delle sanzioni alla Russia per un anno, i 27 hanno cominciato a discutere dello zoccolo duro di ogni ambizione: i finanziamenti, per il bilancio del settennato 2028-34. Una decisione definitiva dovrebbe essere presa entro l’anno, anche perché il 2027 rischia di essere ostaggio delle elezioni, previste in Polonia, Spagna, Italia e, soprattutto, Francia (dove c’è la minaccia della vittoria dell’estrema destra).
Ma anche la “ri-mobilitazione” per l’Ucraina, sottolineata da Macron, non ha impedito un freno sui tempi dell’entrata di Kyiv nella Ue: non c’è una data, ma solo l’auspicio «appena possibile» e l’apertura ufficiale dei negoziati limitata ai primi capitoli, quelli dei diritti fondamentali (indipendenza della giustizia, pluralismo dei media, separazione dei poteri, lotta alla corruzione). Inoltre, c’è tensione sugli spiragli di dialogo con la Russia.
Perché la Ue possa assicurare la propria potenza nel nuovo mondo, dove aumentano le spese per la difesa, e per non perdere la battaglia dell’AI, in ballo ci sono l’entità del budget, le fonti di finanziamento, la ripartizione e la destinazione dei fondi. La proposta è di un bilancio di 2mila miliardi per 7 anni. I “frugali” – che si sono ribattezzati “amici della modernizzazione” – trovano che sia troppo. La presidenza cipriota ha proposto un taglio orizzontale del 2% su tutto, adesso il pacchetto di revisione delle tasse è passato nelle mani dell’Irlanda, che eredita la presidenza. «Spendere meglio, non di più», riassume la Svezia. Merz non vuole aumenti né un nuovo grande prestito, ma ammette obtorto collo la necessità di nuove risorse proprie: nessun paese, difatti, accetta un aumento dei contributi, politicamente sensibile (i”frugali” beneficiano del rebate, lo sconto), mentre la Commissione propone cinque nuove leve per arrivare a raccogliere 400 miliardi: incassare la carbon tax alle frontiere, parte delle quote di scambio di Co2, tasse sulle crypto-valute, sulle scommesse online, sulle grandi imprese con più di 100 milioni di fatturato e sui giganti del digitale. Ma qui lo scontro è già bollente con gli Usa, che minacciano dazi, al di là dell’ingiusto accordo di Turberry finito con un 15 a zero.















