In un festival dal programma ampio come il bolognese Cinema Ritrovato (e segnato quest’anno dalla splendida icona di Barbara Stanwyck, attrice anche tra le più sensuali oltre che brave e intelligenti, alla quale va oltretutto il merito di aver prodotto per la televisione gli ultimi Jacques Tourneur, e sulla quale attendiamo con impazienza il secondo volumone dedicatole da Victoria Wilson) rischia di passare inosservata la proposta più indispensabile e completa: tutti gli 8 lungometraggi ultimati, tra molti più progetti irrealizzati, dal bengalese Ritwik Kumar Ghatak (1925-1976), fertile scrittore di narrativa e teatro oltre che cineasta, e oltre che militante comunista eretico, travolto dall’impossibile coniugazione tra pensiero di liberazione di classe, appartenenza nazionale e un bisogno di viverle in una trance pari solo a quella di un Glauber Rocha. Si può vedere in rete il suo cortometraggio su Lenin, una sorta di «rap» visuale che rende ogni burocratico «culto della personalità» caduco e debole; mentre nel suo ultimo lungometraggio si riassume in un dialogo di vari minuti tutta la storia che va da Marx e Engels via Stalin a Mao e al Che. E inoltre, nei suoi due soli film anni 70 realizzati dopo un decennio di assenza dal cinema, ecco inserirsi la tragica e irrisolta tensione tra il Bengala come provincia etnica dello stato dell’India e l’apparire dello stato indipendente del Bangladesh staccatosi dal Pakistan.
Ritwik Ghatak, grande bengalese al Cinema Ritrovato | il manifesto
Bologna (Alias) In un festival dal programma ampio come il bolognese Cinema Ritrovato (e segnato quest'anno dalla splendida icona di Barbara Stanwyck, attrice anche tra le più sensuali oltre che brave e intelligenti, alla quale va oltretutto il merito di aver prodotto per la televisione gli ultimi Jacques Tourneur, e sulla quale attendiamo con impazienza il secondo












