Torna a Bologna, dal 21 al 29 giugno, l’appuntamento con «Il Cinema Ritrovato». Quest’anno tra le tante iniziative spicca «Katharine Hepburn: femminista, acrobata e amante». Rassegna a cura di Molly Haskell. È un omaggio a un’interprete atipica, diva antidiva, che illuminò di intelligenza e carisma un gran numero di ruoli indimenticabili. L’iniziativa de «Il Cinema Ritrovato» intende porre in giusto rilievo l’unicità della Hepburn. Quei suoi caratteri che la rendevano speciale davanti a tutti gli spettatori. Dinamica e forte, indossava frequentemente i pantaloni, e aveva una personalissima eleganza. Figlia di una suffragetta, Katharine era completamente fuori dai due poli della rappresentazione femminile più tradizionale: né docile e smorfiosa, né esasperata e sopra le righe, era vera, concreta, atletica, espressiva. E negli atteggiamenti, imprevedibile. In molti la ricordano legata a gemme assolute della commedia brillante. Quei film veloci come treni in corsa nei quali i dialoghi tra Katharine Hepburn e i suoi partner di scena sembravano scambi su un campo da tennis. Scintille che volavano per aria. Paradossi linguistici. Ossessioni e refrain. Talora costeggiando l’assurdo senza paura, anzi, con una specie di gusto del limerick, dell’estremo di parola. Classe e genio le appartenevano. Le schermaglie alla pari con Spencer Tracy o Cary Grant nel cinema hanno fatto storia. Ma c’era di più: Katharine Hepburn sapeva andare in ogni direzione interpretativa infondendo a ogni genere di racconto l’impronta di uno stile inconfondibile. Forza che si palesava intera in ruoli drammatici, spesso strazianti, senza ritorno. L’illusione e il risveglio. La perdita. Persino l’ombra della follia. Nessun territorio era troppo accidentato per lei. Lei andava a vedere. Si avventurava nelle segrete del pensiero e faceva luce con il suo spirito lucido e preciso. E questo accadeva anche quando recitava in storie d’amore.