Come ogni anno l’inizio dell’estate coincide con quello del festival del Cinema ritrovato, un appuntamento dal successo ormai crescente, per non dire inarrestabile, giunto alla sua 40ª edizione. Il programma è ricchissimo di offerte: da un Visconti restaurato all’apertura (in piazza Maggiore) con i meravigliosi chiaroscuri, i primi piani e le soggettive indimenticabili di Aurora (1927) di Friedrich Murnau, primo titolo hollywoodiano del cineasta tedesco.

Senza dimenticare la proiezione della Palma d’oro di Cannes del 1990, Cuore selvaggio di David Lynch, presentato in versione restaurata sempre in piazza Maggiore. E tanto, tantissimo altro, con film e cineasti noti e meno noti. Non per nulla questa edizione porta con sé la numerazione romana, XL, a significare anche extra large.

Ma prima di proseguire è bene fare un discorso generale. Il grande successo del festival ha fatto capire ai più (e alle istituzioni) che la memoria non solo è cosa viva ma è vita vera, poiché ravviva la nostra storia, sia la storia del cinema – arte principe del novecento – sia perché il cinema ha racchiuso la storia del mondo, del passato recente come di quello lontano, convogliando sulle sue rappresentazioni quantità incredibili di persone come nessun altro mezzo d’espressione.