Risoluzione desiderata:
La criminologa spiega come la distanza fisica ed emotiva garantita dai social network favorisca il disimpegno morale, si diluisce la responsabilità e si finisce per giustificare attacchi e giudizi che hanno effetti concreti sulla vita delle persone
"La distanza, sia fisica sia emotiva, che l’utilizzo dei social garantisce facilita quello che viene definito “disimpegno morale”. In altre parole, ci si sente meno in colpa e meno responsabili nell’utilizzare determinati comportamenti, parole o espressioni.
Questo fenomeno si manifesta attraverso diversi meccanismi. Uno dei più evidenti è la minimizzazione delle conseguenze delle proprie azioni: si tende a pensare di non aver fatto nulla di sbagliato e, anzi, che si stia esagerando nel giudicare certi comportamenti. In alcuni casi si arriva persino a sostenere che la vicenda venga strumentalizzata.
Un altro aspetto riguarda la diffusione della responsabilità. Se un determinato comportamento viene adottato da molte persone, il singolo si sente meno responsabile delle proprie azioni. Si crea così una sorta di deresponsabilizzazione collettiva.









