"E se i social media non influenzassero soltanto il modo in cui valutiamo il nostro corpo, ma anche il modo in cui costruiamo il senso di chi siamo?". A questa domanda ha cercato di rispondere il team di ricercatori coordinato dal professor Giuseppe Riva, direttore del Humane Technology Lab dell’Università Cattolica di Milano, tra i protagonisti anche della Maturità 2026 di Scienze umane con un testo sull’alfabetizzazione digitale. Per questo studio scientifico, pubblicato sulla rivista internazionale Computers in Human Behavior, e guidato dalla professoressa Maria Sansoni, sono stati invece coinvolti 95 giovani adulti - uomini e donne - con un’età media di 26 anni e una storia di quasi otto anni di utilizzo di Instagram. "I partecipanti sono stati sottoposti in realtà virtuale a delle esperienze note come illusioni corporee", spiegano i ricercatori.
I risultati dello studio hanno mostrato per la prima volta un fenomeno inatteso, una sorta di "effetto dose": più lunga era la storia di utilizzo di Instagram, maggiore era la probabilità che i partecipanti percepissero come proprio il volto dello sconosciuto mostrato in realtà virtuale. "I partecipanti coinvolti nello studio appartengono alla prima generazione cresciuta insieme ai social media: hanno iniziato a utilizzare queste piattaforme durante la tarda adolescenza – spiega la professoressa Sansoni –. Se già in questi giovani adulti emergono associazioni con processi fondamentali per la costruzione dell’identità corporea, la domanda che si apre riguarda le nuove generazioni e i nuovi adolescenti, che entrano in contatto con queste tecnologie sempre più precocemente e per periodi di tempo sempre più lunghi".










