Il 27 aprile l’assetto di Delfin sembrava cosa fatta. Meno di due mesi dopo è tutto arenato su manleve e maggioranze per le garanzie. La cassaforte dei Del Vecchio aveva trovato una via d’uscita dall’impasse successoria: Leonardo Maria Del Vecchio avrebbe rilevato le quote di Luca e Paola, salendo dal 12,5% al 37,5% di Delfin e diventando il primo socio della holding. Operazione da 10 miliardi, via libera degli eredi, sostegno delle banche e dividendi fino all’80% degli utili 2025-2027.Non era una manovra subita dai venditori. Luca e Paola erano, e restano, in sintonia con Leonardo Maria: la loro uscita passa dall’accordo con lui. Francesco Milleri aveva benedetto il riassetto: “Semplificare è sempre una cosa buona”. Meno di due mesi dopo, quella semplificazione è diventata un labirinto. Mentre Leonardo Maria con il suo family office continuava a negoziare con banche e fondi, il board di Delfin - che in tutte le operazioni finanziarie degli ultimi anni si è sempre mosso in autonomia - iniziava a porre condizioni sempre più stringenti all’operazione. Il punto non è semplicemente autorizzare il trasferimento delle quote a Lmdv Fin, ma trovare le protezioni da garantire agli amministratori delle holding.