Male a livello di portata, male a livello di rinaturazione. Il fiume Po è al centro di una serie di analisi che destano preoccupazione. L’Anbi segnala per bocca del suo direttore generale Massimo Gargano che «la crisi idrica che sta colpendo il fiume Po con ripercussioni particolarmente gravi nell'area del Delta si distingue per la straordinaria e preoccupante velocità con cui si è verificato il calo di portata in dieci giorni; senza un sistema di invasi distribuiti sul territorio e lungo i bacini dei fiumi principali, l'acqua piovana, pur abbondante ad inizio giugno, è già defluita in mare. L'emergenza non sta colpendo solo il Veneto: basti pensare che nel Tanaro in Piemonte manca il 90% della portata usuale e l'Arno in Toscana ha flussi pressoché dimezzati».

I dati parlano chiaro: nella prima settimana di questo mese, il Po registrava un flusso superiore ai 1.000 metri cubi al secondo (mc/s) al rilevamento di Pontelagoscuro, nel Ferrarese; tale quota si è più che dimezzata in pochissimo tempo, scendendo sotto la soglia critica dei mc/s 450, valore limite per l'efficacia delle due barriere antisale sui rami del Po di Tolle e del Po di Donzella. Nelle scorse ore il crollo del Grande Fiume è stato ancora più marcato, scendendo sotto i 350 metri cubi al secondo.