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Il caporalato è una forma illegale di reclutamento e di organizzazione dei lavoratori, basata sullo sfruttamento del lavoro. È tradizionalmente diffuso nel settore dell’agricoltura, in particolare nel sud Italia: ma ormai da alcuni anni si è esteso in tutto il paese, anche in altri settori dove vengono utilizzati lavoratori a basso costo come l’edilizia, la logistica, i trasporti e il settore tessile. In un certo senso si può dire che sia un triste caso di successo dell’economia italiana degli ultimi anni.

Avviene attraverso intermediari, i “caporali” appunto, che forniscono alle aziende le persone di cui hanno bisogno, facendole assumere con contratti in nero o in grigio, cioè per un numero di ore molto più basso di quelle effettivamente lavorate.

I caporali guadagnano sull’intermediazione – cioè per aver trovato i lavoratori — ma anche sul trasporto, e in molti casi gestiscono anche gli affitti delle abitazioni e i pasti. Negli ultimi anni, con il decreto flussi, hanno organizzato delle reti di reclutamento all’estero, guadagnando molto sui viaggi e sulla promessa di una regolarizzazione una volta che i lavoratori sono arrivati in Italia. La caratteristica specifica dei caporali è proprio questa: non sono semplici intermediari ma controllano la vita quotidiana dei lavoratori, sotto moltissimi aspetti.