Dopo il parziale annullamento della Suprema Corte, i giudici di Reggio Calabria rideterminano la condanna per l'ultimo imputato a sei anni e dieci mesi di reclusione, concedendo le attenuanti generiche

La complessa vicenda giudiziaria scaturita dalla nota operazione antimafia denominata Lampetra ha registrato un sostanziale punto di svolta dinanzi alla Corte d’appello di Reggio Calabria. I magistrati di secondo grado hanno proceduto alla rideterminazione della sanzione detentiva nei confronti di Salvatore Gentilesca, l’ultimo imputato la cui posizione risultava ancora pendente dopo il vaglio della legittimità. La nuova pronuncia stabilisce una pena finale pari a sei anni e dieci mesi di reclusione, segnando una netta contrazione rispetto alle precedenti statuizioni di merito.

Il percorso dopo il rinvio della Cassazione

Questo nuovo epilogo processuale giunge in stretta esecuzione della sentenza emessa dalla Corte di Cassazione in data 21 novembre 2025. Gli ermellini, in quella sede, avevano confermato e reso definitive tutte le altre condanne strutturate nei precedenti gradi di giudizio, disponendo tuttavia l’annullamento con rinvio della sola posizione del Gentilesca al fine di una rinnovata valutazione del trattamento sanzionatorio. Nel corso del primo processo d’appello, l’uomo era stato infatti condannato a una pena di dodici anni e due mesi di reclusione, mentre in primo grado la condanna inflitta si attestava a quindici anni e due mesi.