Con una decisione che rimette radicalmente in discussione l’impianto cautelare a carico di uno degli indagati, la Quarta Sezione Penale della Corte di Cassazione ha annullato con rinvio l’ordinanza emessa dal Tribunale del Riesame di Catanzaro nei confronti di Giovanni De Luggo. La pronuncia della Suprema Corte accoglie i motivi di censura sollevati dalla difesa, azzerando la misura restrittiva precedentemente disposta nell’ambito del maxiprocedimento denominato “Kleopatra“.

Le accuse della Dda e il maxicarico di cocaina dalla Colombia

L’inchiesta, coordinata dalla Procura Distrettuale Antimafia di Catanzaro, punta a smantellare un presunto e ramificato canale di approvvigionamento di sostanze stupefacenti legato alla cosca Gallace di Guardavalle. Nel capo d’imputazione provvisorio, a De Luggo e ad altri numerosi indagati viene contestato il reato di traffico internazionale di stupefacenti, con le aggravanti dell’ingente quantità, della transnazionalità e del metodo mafioso per aver agevolato il clan di Guardavalle.

La vicenda specifica ruota attorno all’importazione dal Sudamerica di un carico di complessivi 50 chilogrammi di cocaina. Lo stupefacente, occultato nei vani motore di alcuni container frigo carichi di banane, era partito dal porto di Turbo, in Colombia, a bordo della motonave “AS Filippa” ed era giunto nello scalo marittimo di Livorno il 24 marzo 2020. Di questo carico, circa 40 chili suddivisi in 36 panetti vennero sequestrati dalle forze dell’ordine a Livorno il 26 marzo, mentre i restanti 10 chili rimasero nascosti in un secondo container ripartito verso altre destinazioni.Secondo la ricostruzione della pubblica accusa, mentre i vertici dell’organizzazione si occupavano di finanziare e pianificare la spedizione con i referenti in Colombia, a Giovanni De Luggo – in concorso con altri indagati – veniva contestato il ruolo di presunto “recuperatore”, ossia di aver preso parte ai tentativi di esfiltrazione e recupero della sostanza stupefacente, prima presso una ditta bolognese e successivamente all’interno dello stesso porto di Livorno.