Pubblicato il: 18/06/2026 – 11:58

ROMA La quinta sezione penale della Corte di Cassazione ha annullato per l’imprenditore Giuseppe Borrelli con rinvio la confisca dei beni per 22 milioni di euro e l’applicazione della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno per la durata di cinque anni. Gli ermellini hanno accolto il ricorso presentato dagli avvocati, disponendo la trasmissione degli atti alla Corte d’Appello di Catanzaro che dovrà riesaminare la vicenda.

Accolto il ricorso dei difensori

Il procedimento aveva avuto origine da un’operazione congiunta della Polizia di Stato e della Guardia di Finanza, all’esito della quale erano stati sequestrati beni per un valore complessivo di circa 22 milioni di euro, ritenuti riconducibili all’imprenditore, e poste sotto sequestro undici società con sedi a Roma e in Calabria.Successivamente, il Tribunale di Catanzaro – Sezione Misure di Prevenzione – aveva disposto la confisca del patrimonio e applicato nei confronti di Borrelli la sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno per cinque anni. Tale decisione era stata integralmente confermata dalla Corte d’Appello di Catanzaro.Contro la pronuncia di secondo grado, gli avvocati Francesco Iacopino e Guido Siciliano hanno proposto ricorso per Cassazione, contestando fin dall’inizio l’impianto accusatorio. La difesa ha sostenuto l’insussistenza tanto della cosiddetta pericolosità generica, evidenziando come l’imprenditore non fosse mai stato condannato per reati produttivi di profitti illeciti, quanto della pericolosità qualificata.Secondo i difensori, gli stessi atti di polizia giudiziaria si limitavano a descrivere genericamente Giuseppe Borrelli quale soggetto «contiguo» o «vicino» ad ambienti mafiosi. Una qualificazione che, alla luce della oramai consolidata giurisprudenza interna ed europea, non è di per sé sufficiente a fondare un giudizio di pericolosità qualificata e, conseguentemente, a giustificare l’ablazione di un intero patrimonio. Sarebbe infatti necessario, secondo l’orientamento costante della Corte di Cassazione, individuare elementi indiziari idonei a dimostrare l’effettiva partecipazione all’associazione criminale o, comunque, un contributo concreto e apprezzabile all’attività della consorteria, circostanze che la difesa ha sempre ritenuto assenti nel caso in esame.