La battaglia giuridica intorno alla misura cautelare applicata a T.F., il quarantunenne reggino accusato del gravissimo reato di violenza sessuale, si riapre ufficialmente. La Terza Sezione penale della Suprema Corte di Cassazione, presieduta dal magistrato Aceto con relatore Giorgianni, ha pronunciato una sentenza di annullamento con rinvio al Tribunale della Libertà di Reggio Calabria. Il provvedimento degli ermellini interviene nello specifico sulla ritenuta inadeguatezza degli arresti domiciliari, ordinando un nuovo giudizio sulla richiesta avanzata dalla difesa e in prima istanza respinta dai giudici del riesame reggini.
L’arresto a febbraio e la strategia della difesa
La vicenda giudiziaria ha inizio nel mese di febbraio scorso, quando l’indagato è stato raggiunto da un’ordinanza di custodia cautelare in carcere. Sottoposto ad interrogatorio di garanzia, il giovane aveva respinto le accuse, fornendo al Gip una versione dei fatti che, tuttavia, non era stata ritenuta idonea a scalfire il quadro cautelare originario.
Davanti al mantenimento della massima misura restrittiva, il collegio difensivo, composto dagli avvocati Fabio Tuscano e Maria Rossana Ursino, ha impugnato l’ordinanza dinanzi al Tribunale del Riesame di Reggio Calabria. Oltre a contestare nel merito le accuse formalizzate nel titolo custodiale, i legali avevano depositato una corposa documentazione tecnica. Tra gli atti figurava l’esplicita disponibilità della compagna dell’indagato ad accoglierlo presso la propria abitazione in Sicilia, precisamente a Messina. Attraverso questa istanza, la difesa intendeva dimostrare la sussistenza di condizioni idonee a garantire il totale allontanamento del trentunenne dalla persona offesa e dai luoghi teatro dei fatti contestati.









