di Serena Poli

Donald Trump ha firmato una sconfitta monumentale, mentre Emmanuel Macron applaudiva e si congratulava “Bravo, good job!”. Con buona pace della retorica Epic Fury (così aveva battezzato la sua operazione militare), il bilancio per il tycoon è una disfatta su tutti i fronti, basta leggere il testo del Memorandum. Regime change, fallito. Controllo dello Stretto di Hormuz, fallito (ha dovuto trattare per riaprirlo). Congelamento del nucleare e dei missili balistici, fallito.

Come se non bastasse, per farsi firmare la carta, ha dovuto sbloccare di nuovo i miliardi di asset iraniani, senza contare il paragrafo 6 del Memorandum: “Gli Stati Uniti d’America si impegnano, insieme ai partner regionali, a sviluppare un piano definitivo e concordato reciprocamente, con almeno 300 miliardi di dollari statunitensi, per la ricostruzione e lo sviluppo economico della Repubblica Islamica dell’Iran”.

Peggio di lui, forse, solo la Germania nel 1919. Sempre a Versailles (i miei complimenti a Macron per la scelta, anche se credo che il comico simbolismo della location sia del tutto involontario). Direi che adesso, per la gioia di Giorgia Meloni, il buon vecchio Donald un Premio Nobel può dire di averlo vinto: non quello della Pace, ma quello del Contrappasso.