L’Italia è la porta di ingresso in Europa per l’oro proveniente da aree del mondo ad alto rischio. Nel nostro paese non viene effettuato nessun controllo, secondo quanto sostiene l’organizzazione ambientalista Greenpeace nel suo nuovo studio “Corsa all’oro illegale”.

Nel 2025, l’Italia è stato infatti il primo importatore di oro prodotto al di fuori dell’Unione Europea, per un totale di 148 tonnellate. Più di cinque lingotti su dieci arrivano così da paesi dove la tracciabilità è debole e in molti casi quasi inesistente.

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«È una situazione paradossale: siamo tra i maggiori importatori europei, ma la tracciabilità resta un buco nero e nessuno vigila sul fatto che la normativa comunitaria creata nel 2017 e applicabile dal 2021 per contrastare i cosiddetti “metalli e minerali provenienti da zone di conflitto” venga applicata», spiega Martina Borghi, campaigner Foreste di Greenpeace Italia.

Nel frattempo, la domanda europea dal mondo continua a crescere: le importazioni di oro sono cresciute del 26% dal 2023 al 2025. Si tratta di un totale di 1.633 tonnellate negli ultimi cinque anni, per un giro d’affari di 81,2 miliardi di euro.