Nel 2025, l’estrazione globale di oro ha raggiunto il record storico di 3.817 tonnellate alle quali si aggiungono 1.404 tonnellate ricavate con il riciclaggio industriale del metallo. Lo riferisce il rapporto Gold Focus 2026 diffuso pochi giorni fa dell’agenzia specializzata Metal Focus. Le principali nazioni produttrici di oro sono Cina, Russia, Australia e Canada. I paesi africani nel loro insieme ormai sono al 25% dell’offerta totale. Quanto alla domanda, quest’anno per la prima volta la componente degli investimenti dovrebbe salire al primo posto, per via della riduzione degli impieghi in gioielleria e degli acquisti da parte delle banche centrali. Al settore dell’elettronica viene destinato il 7% del totale.
L’ORO FA PARTE DEL GRUPPO 3TG (in inglese tin, tantalum, tungsten, gold): stagno, tantalio, tungsteno e oro, classificati come «minerali di conflitto» e, sulla carta, oggetto di attenzione a livello globale perché frequentemente associati al finanziamento di conflitti armati e a violazioni dei diritti umani, soprattutto nella Repubblica democratica del Congo (Rdc) e paesi confinanti.
IN BRASILE, È L’ESTRAZIONE ILLEGALE a fare guerra: alla foresta amazzonica e ai suoi popoli. Come spiega il nuovo rapporto-denuncia di Greenpeace Brasile, Gold Laundering in the Amazon: Anatomy of a Fraud, dal 1985 al 2022 in Brasile il garimpo è aumentato del 1100%, per oltre il 90% concentrato in Amazzonia. Nel corso del tempo, «oltre 99.000 ettari di foreste in aree protette dell’Amazzonia sono stati distrutti dall’attività mineraria criminale fino al settembre 2025»; oltre 5.000 all’interno di aree indigene solo fra il 2023 e il 2025. Il mercurio utilizzato contamina i fiumi – come ha evidenziato anche uno studio del Wwf sul sub-bacino Tapajós –, e minaccia la salute delle generazioni presenti e future. Ma l’estrazione danneggia le pratiche agricole tradizionali e minaccia la sicurezza alimentare oltre alla fauna selvatica. Inoltre, il fenomeno – come è noto da tempo – alimenta malattie, provoca violenza e sfruttamento sessuale, aliena dalle comunità i giovani attratti da un’attività che sembra generare reddito facile. Una nociva strategia di sopravvivenza per migliaia di persone.






