Nel 2025 circa la metà dell’oro extra-Ue è transitato dall’Italia, trasformando il nostro Paese in uno dei principali varchi d’accesso europei per il metallo prezioso proveniente da aree considerate ad alto rischio. Ma, secondo una nuova inchiesta di Greenpeace, lungo questa filiera non vengono effettuati controlli in grado di garantire che l’oro importato non sia legato ad attività estrattive illegali, violazioni dei diritti umani o distruzione ambientale, compresa quella dell’Amazzonia.

L’indagine, intitolata Corsa all’oro illegale – Dentro la filiera del metallo prezioso importato in Italia: un’analisi dei flussi, tra traffici opachi e controlli assenti, arriva al termine del viaggio in Europa di alcuni leader indigeni dell’Amazzonia brasiliana, protagonisti del tour “Il vero costo dell’oro”, promosso da Greenpeace Brasile per richiamare l’attenzione sulle conseguenze dell’attività mineraria nei territori indigeni.

Secondo i dati raccolti dall’Unità investigativa di Greenpeace Italia, nel 2025 il nostro Paese è stato il primo importatore di oro extra-Ue. Sette lingotti su dieci, pari a 148 tonnellate, sarebbero arrivati da Paesi nei quali la tracciabilità è debole o, in molti casi, quasi inesistente.