di
Claudio Del Frate
Inchiesta delle dogane elvetiche, denunciati tre italiani: contrabbandavano il metallo dopo aver ritirato i preziosi in campi nomadi del Nord talia. Un traffico da 27 milioni di euro
L'oro e i gioielli rubati nelle case del Nord Italia? Finivano in Canton Ticino dove venivano fusi e diventavano lingotti con il marchio «made in Suisse». A questa conclusione è arrivata un'indagine dell'ufficio federale elvetico per le dogane che ha incriminato tre persone per i reati di contrabbando, riciclaggio e e ricettazione. Contestato un traffico di 230 chili di oro per un valore di 25 milioni di franchi svizzeri (circa 27 milioni di euro) e un'evasione dei dazi doganali per 860.000 euro.
La notizia è stata diffusa dall'ufficio doganale elvetico ma lo spunto investigativo è partito dai carabinieri di Asti che tenevano sotto controllo una delle persone finite al centro dell'indagine. Quest'ultimo, 56 anni, si occupava di recuperare l'oro da alcuni campi nomadi del Nord Italia e di trasportarlo al di là del confine. Elementare il metodo di trasporto della refurtiva: comuni zainetti nascosti in auto e fatti passare attraversdo i valichi minori tra Lombardia e Canton Ticino ormai quasi incustoditi da anni. I viaggi avevano cadenza settimanale.







