Blindare il testo del Melonellum in commissione secondo gli accordi già conclusi nel centrodestra, come caparra che anche in Aula si procederà allo stesso modo. È questo il senso della giornata parlamentare in cui per la prima volta in commissione Affari costituzionali della Camera sono emerse tensioni, scontri verbali e anche insulti («sciacalli» detto da Giovanni Donzelli alle opposizioni) che dimostrano anche un nervosismo nel centrodestra. La maggioranza tuttavia porta a casa l’approvazione di un importante emendamento che risolve la criticità del voto in Trentino Alto Adige e Val d’Aosta, per di più nella versione desiderata dalla Svp, che quindi ricambierà il centrodestra con i propri tre voti a Montecitorio in tutte le circostanze, voti segreti compresi.

NELLA SEDUTA NOTTURNA di mercoledì le opposizioni hanno preso spunto dalla diatriba tra Fi e Fdi sulle preferenze per chiedere uno stop ai lavori della commissione fino al chiarimento degli intendimenti della maggioranza. Anche perché la ministra Maria Elisabetta Casellati, cioè colei che a nome del governo dà il parere sugli emendamenti, aveva dichiarato la contrarietà alle preferenze, mentre Fdi aveva annunciato la presentazione di un emendamento in questa direzione in Aula. Qui Donzelli, fino a oggi sempre moderato nei toni, si è lasciato sfuggire uno «sciacalli» in direzione delle opposizioni. E da qui un surriscaldamento della situazione, anche perché lo stesso Donzelli ha proposto che venissero votati solo gli emendamenti segnalati dai gruppi (come si fa per la Legge di Bilancio) e non tutti. La tensione è scesa solo quando il presidente Nazario Pagano si è impegnato «a fare il possibile» per votare tutti gli emendamenti.