Appena chiuso il G7, Emmanuel Macron, Frederich Merz e Giorgia Meloni portano al Consiglio europeo di Bruxelles il «momento Evian» degli europei e Volodymyr Zelensky è di nuovo intervenuto nel tardo pomeriggio di ieri in apertura del vertice per ribadire le aspirazioni dell’Ucraina a entrare nella Ue con un fast track. Sul tavolo c’è la proposta di Merz per un allargamento modulato nel tempo, un modo per aggirare l’ostacolo dei perplessi che temono l’irruzione di un gigante agricolo.
Gli europei sono soli sul fronte dell’Ucraina, a causa del disinteresse Usa: il prestito di 90 miliardi comincia a essere versato, Germania, Paesi bassi e Svezia hanno approvato nuovi finanziamenti per il fondo Nato a favore dell’acquisto di armamenti per Kyiv (400 milioni da Berlino, 500 da Amsterdam, 108 da Stoccolma), il Belgio ha promesso sette F16.
PER CONTARE nel futuro negoziato con Mosca, è in discussione l’invio di un rappresentante europeo, ipotesi spinta dal governo Meloni. L’ultima proposta è per Antonio Costa, presidente del Consiglio. La rappresentante agli esteri Kaja Kallas si oppone: «Credo che sia molto chiaro che la Ue non può fare da mediatore perché siamo chiaramente dalla parte dell’Ucraina e abbiamo anche i nostri interessi di sicurezza».













