Domani da Macron, Merz e Starmer. Giorgia bloccata da impegni istituzionali: "Rammaricata"

Segui Il Giornale su Google Discover

Scegli Il Giornale come fonte preferita

Parola chiave: allargamento. Ma anche sostegno all'Ucraina e la volontà di appoggiare Zelensky nel percorso di dialogo per arrivare alla fine della guerra in Ucraina. Il progetto dell'Ue parte dai 6 partner dei Balcani occidentali: Montenegro, Albania, Serbia, Macedonia del Nord, Bosnia-Erzegovina e Kosovo. Percorso condito dall'auspicata semplificazione delle norme per finalizzare un percorso caduto in un limbo da una ventina d'anni. E lì fermo, al palo. Ieri a Tivat, al vertice promosso in Montenegro per rilanciare un processo di adesione utile pure a sottrarre alcuni Paesi geograficamente europei dall'influenza russa Serbia in primis l'Ue ha concordato sulla necessità di sbloccare lo stallo per gli Stati "in coda" da più tempo. Assente la premier Meloni, che aveva previsto la partecipazione in Montenegro ed ha infine espresso il proprio rammarico al padrone di casa Milatovi per l'impossibilità di raggiungere in tempo la riunione: a causa, fa sapere Palazzo Chigi, del protrarsi della cerimonia celebrativa della fondazione dell'Arma dei Carabinieri per la prima volta fuori Roma, a Reggio Calabria che ha avuto una coda lunga con la consegna di medaglie al valore militare e civile. Come quella consegnata a Eugenia Pastore, vedova del brigadiere capo dell'Arma Carlo Legrottaglie, scomparso lo scorso anno nel Brindisino nel suo ultimo giorno di servizio prima della pensione mentre cercava di bloccare due malviventi che, armi in pugno, tentavano di guadagnare la fuga facendosi scudo di due ostaggi.Impegni istituzionali per omaggiare chi in Italia e all'estero è "punto di riferimento" e premier in contatto col foro di Tivat anche attraverso il presidente del Consiglio europeo, Costa, a cui Meloni ha ribadito il sostegno all'allargamento ai Balcani mentre in Italia montavano le polemiche delle opposizioni. Da Tivat il presidente montenegrino Milatovi guardava invece il bicchiere mezzo pieno: il summit Ue-Balcani occidentali mostra che l'allargamento "resta un obiettivo strategico per l'Europa". Il cancelliere tedesco Merz, il presidente francese Macron, la Nº1 della Commissione von der Leyen e Costa al vertice davano invece un ultimatum ad Aleksandar Vucic, il presidente serbo: "La Serbia deve decidere dove vede il suo futuro". Così il cancelliere, esortando Belgrado a smettere di esitare tra Russia, Cina ed Europa.Riconoscendo la necessità di far "diventare più dinamico" il processo di adesione dopo decenni di esitazioni sull'integrazione dei Balcani, von der Leyen ieri ha dichiarato l'ingresso del Montenegro come 28º Stato membro dell'Ue entro il 2028 "un obiettivo alla portata". E "l'allargamento Ue un imperativo geostrategico, nonché un investimento a lungo termine nella nostra pace, stabilità e sicurezza".