Il riformismo italiano
Biagio Marzo
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A Milano si sono riuniti i riformisti dissidenti e delusi dall’evoluzione del campo largo. La platea era composta in larga misura da dirigenti, parlamentari ed ex eletti provenienti dal Partito democratico. L’unica presenza realmente estranea a quell’area politica è stata quella di Mario Monti, che ha aperto i lavori con la sua tradizionale impostazione europeista.
A ben vedere, proprio il tema dell’Europa è stato affrontato con toni spesso enfatici, quasi celebrativi, mentre sarebbe stato opportuno confrontarsi con maggiore realismo con le criticità evidenziate da Mario Draghi nel suo rapporto sulla competitività europea. L’Europa non può limitarsi a evocare i propri valori, ma deve interrogarsi sul rischio di declino economico, industriale e tecnologico rispetto alle grandi potenze mondiali. Alla convention milanese mancavano inoltre alcune delle storiche famiglie del riformismo italiano: quella socialista, quella repubblicana e quella liberale. Eppure, proprio queste culture politiche stanno dialogando con crescente intensità per verificare la possibilità di una comune iniziativa politica e organizzativa federativa e per trovare un punto di coagulo con le forze riformiste intervenute a Milano.












