Il centro ha una funzione cruciale quando, in un sistema bipolare, destra e sinistra sono trainate dalle estreme. Questo è precisamente il caso del nostro paese. Estreme che crescono con il crescere dell’estremizzazione del dibattito politico, che segue la composizione delle coalizioni e serve a coprire l’inettitudine gestionale dei governi. Che questa sia la tendenza della Seconda Repubblica appare chiaro ove si pensi all’evoluzione delle leadership che hanno guidato i due poli: Berlusconi e Prodi prima, Meloni e Conte/Schlein oggi. Ma è anche alla periferia delle coalizioni che si coglie il deterioramento da bipolarismo a bipopulismo: da Fini a Vannacci; da Bertinotti ai Cinque stelle; inoltre il peso di queste componenti aumenta esponenzialmente e continua a produrre nuove estreme sempre più estreme. Quello italiano non è un caso isolato ma la retroguardia (per una volta) di una tendenza molto più violenta e disruptive in atto in tutta Europa e che non accenna a fermarsi. Le caratteristiche demografiche e culturali italiane, la presenza forte della Chiesa e del terzo settore, aiutano il nostro paese a essere rivoluzionario nei toni e conservatore nei fatti.Il frutto avvelenato del bipopulismo, produce comunque guasti nell’impossibilità di fare riforme; nella scarsa tenuta della classe dirigente rispetto a problemi che i cittadini percepiscono lontani (Ucraina e riarmo) e nell’allontanamento dal voto dei cittadini interessati ai risultati della politica più che all’appartenenza politica. La questione internazionale è quella che più preme per la costruzione di un centro europeista (tosto e non retorico) e riformatore. Personalmente ritengo che il rischio di conflitti armati diretti aumenterà nei prossimi anni e che contemporaneamente la tenuta dell’Europa verrà messa in discussione dalle pressioni cinesi sul commercio, da quelle militari russe e dalla violenza delle pretese americane in particolare nella deregolamentazione di social, AI e gestione dei dati. Questa percezione storica e non contingente è del tutto assente nei due schieramenti politici, che ritengono di poterne al massimo sfruttare le conseguenze per catturare l’opinione pubblica. Ragionamento che è alla base dei deliri di Vannacci sulla remigrazione quanto di quelli della sinistra sul pacifismo assoluto e l’ambiente ideologicizzato. Al netto di tutte le formule barocche e della pluralità di mozioni che destra e sinistra presentano sulla politica internazionale rimane un fatto: entrambi gli schieramenti sono infiltrati e influenzati dal putinismo e da un’europeismo riluttante e queste sono le ragioni per cui per noi sarà impossibile coalizzarsi.Il ruolo del centro assume dunque non solo la funzione di rappresentanza dei cittadini che altrimenti si allontanerebbero dal voto, ma quello di avanguardia federalista. Se la risposta ai gravi rischi che l’Europa e l’Italia corrono, sono gli Stati Uniti d’Europa armati, forti ed energeticamente indipendenti allora abbiamo bisogno che qualcuno questa linea la sposi senza mediazioni ma con la capacità di farne un argomento ideale. Oggi viviamo il paradosso di opinioni pubbliche molto più europeiste rispetto al passato, che però non votano sulla base del tasso di europeismo delle coalizioni. E’ questa un’opportunità per noi federalisti. In fondo gli Stati Uniti sono stati costruiti proprio dai federalisti (elitari) Washington, Hamilton e Jay più che dai populisti Jefferson, Madison e Monroe. Quando ci si trova in un tornante della storia la maggioranza si ferma spaventata e litiga sulla strada da prendere; in quel preciso momento una minoranza decisa e compatta può fare la differenza. Oggi a Milano riuniremo quella minoranza, i federalisti, decisi a dar vita a una offerta alternativa che abbia la forza di sradicare i popolari, i liberali i riformatori e persino i conservatori italiani dalla trappola in cui sono caduti. Non parlo solo degli elettori, ma anche di quei partiti confusi e ipnotizzati dai dibattiti interni dentro le coalizioni, mentre intorno si sgretola il nostro mondo. Se la destra avesse il coraggio di abbandonare una legge elettorale con cui spera di ridare forza al bipopulismo morente, ma che determinerà solo la sua sconfitta e l’ascesa del prossimo populista, tutto sarebbe più facile. Ma qualsiasi sarà la legge il nostro lavoro rimarrà lo stesso: andare oltre il risultato elettorale del Terzo polo e fermare l’influenza degli estremisti di destra e di sinistra nella politica italiana. E’ il momento di costruire un’avanguardia europeista forte e coraggiosa e oggi noi faremo un ulteriore passo per in questa direzione.
Per un centro europeista e riformatore. Il manifesto di Calenda
Fermare l’influenza degli estremisti di destra e di sinistra nella politica italiana. A Milano i federalisti decisi a dar vita a un’offerta alternativa al bipopulismo











