Se la partecipazione è un buon termometro per valutare lo stato di salute di un movimento si può dire che Europeisti.eu nasce con i buoni auspici. La sala grande del Parenti si è rivelata insufficiente, difficile persino trovare un posto in piedi, merito un po' del ricco parterre che si è riusciti a mettere insieme un po' della risposta all’appello della Milano riformista che ha confermato essere una realtà consistente. Non a caso si è deciso di fare partire questa nuova avventura politica in una città che nelle ultime tornate elettorali ha tributato anche il 15 per cento a quei partiti che in vario modo si richiamano al riformismo. A una rapida occhiata in sala si scorgono volti della media borghesia, professionisti, imprenditori, dipendenti nel pubblico e nel privato, pochi i politici diversi gli esponenti della comunità ebraica con in testa il presidente Walker Meghnagi. Ci sono molti giovani che si alternano sul palco e esibiscono una fede sincera nell’Europa che sognano unita per i prossimi anni: sono i ragazzi che hanno fondato AtenEu, piattaforma gratuita in cui si dibatte di tematiche sui giovani e ovviamente sul nostro continente, Forward Italia che si muove nelle università e Nova che sta creando una community under 35. Qua e là si muove senza fermarsi Andrèe Ruth Shammah, cofondatrice 54 anni fa del teatro con Franco Parenti e Giovanni Testori e ancora oggi sua guida instancabile. L’entusiasmo è palpabile, anche se si manifesta con compostezza, temperato solo dalla consapevolezza che costruire una forza politica centrista, liberale e europeista è un azzardo in un sistema politico dominato dai due poli un po' allergici a questi temi. Che la strada sarà difficile, anzi impervia, lo precisa subito Mario Monti spiegando che per costruire gli Stati Uniti d’Europa - questa è l’espressione più volte ripetuta in sala - servirà coraggio, decisione e rinuncia a qualunque interesse di parte. Come fece lui nel ‘96 quando da commissario europeo si mise di traverso all’Italia che aveva un disavanzo superiore al 3 per cento e cercava di essere ammessa alla moneta unica. O come fece Kohl che accettò l’euro e rinunciò al marco perché una moneta tedesca troppo forte poteva perturbare la nascente Ue. Venendo più ai tempi nostri è Gianni Vernetti a fare capire quali sono le differenze con gli altri due schieramenti tacciati di “rossobrunismo”: “In quattro anni di guerra nessuno del campo largo si è mai recato in Ucraina”, ha quasi urlato provocando un boato di approvazione. Poi ha dato la razione anche all’altra parte, in particolare a Buttafuoco che “ha sdoganato la Russia a Venezia”. Uno dei problemi di Europeisti.eu sarà fare convivere anime diverse, com’è emerso al Parenti. Se Andrea Marcucci si è prodotto in un intervento da liberista classico in cui ha sottolineato il valore dell’impresa in quanto creatrice di ricchezza che può essere distribuita, Giuseppe De Mita si è contrapposto citando il popolarismo che per Guido De Ruggero era una delle più avanzate forme di liberalismo. Lo ha detto, tra gli applausi, con una dizione e un argomentare che ricorda molto lo zio che è stato una colonna della Dc. Quando è arrivato il turno dei leader si è iniziato a delineare le linee programmatiche su cui collocare la nuova formazione politica: per Luigi Marattin dev’essere di chiara ispirazione liberale con uno stato che “fa poche cose e bene”, che “non dice chi amare e come amarlo e in che modo una persona deve morire”. In politica estera auspica che l’Italia sostenga l’esistenza di Israele e una Palestina libera da Hamas. Poi è toccato a Calenda che ha tracciato un quadro fosco con l’Europa schiacciata dai giganti Stati Uniti e Cina che rischia di diventare una colonia: tutto si gioca in Ucraina – è il ragionamento del leader di Azione – se i Russi prevarranno in Donbass sarà come nel ‘39 quando Hitler occupò la Cecoslovacchia. Il centro riformista e liberale diventa allora essenziale per contribuire a creare l’identità europea ancora debole nel nostro paese. Quanto alle strategie è ancora presto parlarne. Secondo Marattin solo in autunno si potranno prendere decisioni perché l’orizzonte sarà più chiaro, a Milano i tempi sono di sicuro più stretti perché la prossima primavera si rinnova il comune: tra gli organizzatori dell’evento c’erano il consigliere di Azione Daniele Nahum che da tempo caldeggia la costituzione di una terza forza e Sergio Scalpelli che negli ultimi trent’anni è stato dietro a tutti i tentativi di rilancio del riformismo. Si è lanciato il nome di Carlo Cottarelli come alfiere, lui ha glissato. Non è da escludere che stavolta si arrivi a mettere in discussione il bipolarismo anche se dagli interventi del Parenti il vero spauracchio non è trovare le formule politiche più azzeccate. Se Monti ha ricordato che per costruire l’Europa bisogna mettere da parte i personalismi, più diretta è stata Ilaria Borletti Buotoni che, memore dei fallimenti del passato, ha lanciato questo appello accorato: “Non litighiamo”.
A Milano i primi passi di Europeisti.eu
Il riformismo italiano riparte dal teatro Parenti. Da Carlo Calenda a Luigi Marattin da Pina Picierno a Mario Monti e l'azzardo di costruire una forza politica centrista, liberale e europeista












