In un tempo in cui l’intelligenza artificiale domina il dibattito pubblico, cresce anche la consapevolezza dei suoi costi ambientali: non solo consumo di elettricità, ma anche di acqua, suolo e minerali critici. Secondo il rapporto Environmental Cost of AI’s Energy Use: Carbon, Water and Land Footprints, pubblicato dall’United Nations University, entro il 2030 i data center globali che alimentano l’intelligenza artificiale potrebbero consumare 945 TWh di elettricità l’anno, quasi il triplo dei consumi elettrici annuali combinati di Pakistan, Bangladesh e Nigeria. Al contempo, l’impronta idrica associata arriverebbe a 9,3 trilioni di litri, pari ai bisogni domestici annui di base di 1,3 miliardi di persone dell’Africa subsahariana.

Eppure ci sono intelligenze naturali ben più improntate all’efficienza. A partire da quella delle piante, al centro oggi a Firenze della lectio magistralis del professor Stefano Mancuso dal titolo “Cooperazione e Intelligenze Naturali”, organizzata da Confservizi Cispel Toscana insieme a Ti Forma nell’ambito della XX Assemblea annuale dell’associazione regionale delle imprese di servizio pubblico locale.

È stata l’occasione per interrogare sistemi viventi che hanno attraversato tempi evolutivi incomparabilmente più lunghi rispetto alla specie umana. Homo sapiens è comparso sulla Terra circa 300mila anni fa; le piante popolano il pianeta da circa mezzo miliardo di anni, dimostrando una straordinaria capacità di adattamento e sopravvivenza.