Spandex corre dietro al camion della spazzatura, ogni mattina, vestito solo con un paio di mutandoni da ciclista e le infradito. Vive in una baracca, giù al fiume, e non parla con nessuno se non con la spazzatura. Con la spazzatura: mica con gli uomini e nemmeno con gli animali. Ai rifiuti racconta tutto, mentre i netturbini li portano via al macero o alla trasformazione, dove insomma spariranno e non torneranno più indietro. Ma poco importa perché domani altri rifiuti compariranno sulla strada, davanti alla baracca, e lui avrà nuovi amici con cui parlare del tempo e della vita. Fa così, ogni mattina. Ogni mattina corre dietro a un camion e a bordo del camion, da vent’anni, c’è Simon che carica e osserva, osserva e carica lungo un giro di 15 miglia. Il mondo visto dal basso, il che non significa però che sia visto con gli occhi pieni di sporcizia.

Simon Paré-Poupart, canadese di Montreal, è un operatore ecologico con laurea e specializzazione in sociologia e business international. Questi ultimi titoli accademici gli valgono immediatamente l’avanzamento di status: da scopino a, per l’appunto, operatore ecologico. Niente di più sbagliato, perché ora che negli Usa escono le sue memorie (nel nativo Canada sono uscite pochi mesi fa) ci si rende conto che la sua non è una lamentazione e nemmeno una rivendicazione sociale. È il racconto di una vita ed una visione delle cose. Capovolta, nel senso che inizia là dove di solito per noi le cose finiscono, vale a dire nel cestino: luogo liquidatorio di seccature o bisogni caduchi immediatamente soddisfatti. Proprio qui comincia la storia.