Vive in una roulotte del 1974. Non per necessità, ma per scelta. Una decisione netta, quasi spartana, che Francesco Caldarola ha trasformato nel centro mobile della sua vita: circa dieci metri quadrati essenziali - letto, scrivania, giradischi, un piccolo bagno - e un’idea precisa di libertà. Ha 34 anni, è di Trani e fino a poco tempo fa lavorava come consulente culturale. Un percorso tra economia e management dell’arte e della cultura, studiati tra Italia e Scozia, poi esperienze nel mondo della progettazione culturale. Un itinerario che a un certo punto ha iniziato a stargli stretto. «Sentivo il bisogno di altri stimoli» racconta Francesco. Così, nel settembre 2024, lascia tutto e parte senza un progetto: solo un’auto carica e la Sicilia come direzione. «Volevo ripartire da un altro luogo, senza amici, senza soldi, senza una comunità attorno».
In Sicilia arriva attraverso contatti su Facebook, in un eco-villaggio di matrice induista vicino Palermo che lo accoglie gratuitamente. È l’inizio di un periodo nomade: raccolta delle olive nell’Agrigentino, un ristorante multiculturale, una scuola di circo, un caffè letterario a Mazara del Vallo. Poi Alcamo, dove una casa condivisa sembra offrire stabilità. Ma emerge un’altra esigenza: la solitudine. Ed è lì che nasce la roulotte. «Vidi la mia auto con il gancio traino accanto a roulotte da circo e mi chiesi: perché io non ho una roulotte?». Da quel momento lo spazio mobile diventa casa e scelta identitaria. Seguono lavori in un orto e un giardino abbandonato trasformato in micro-camping: pedana, doccia, fornelli e tende condivise. «Un ambiente felice, dove sono nate amicizie» racconta Francesco. La roulotte resta sotto un gelso tra luglio e ottobre dello scorso anno. Poi il freddo lo spinge a spostarsi, prima da un’amica, poi in Campania, a Quagliano, in un progetto di co-living. Ma il richiamo della Puglia torna presto. Lo scorso maggio rientra a Trani, ospite in un terreno in periferia. Oggi è in città, ospite del padre, in attesa di una sistemazione stabile per la roulotte. Nel frattempo ha lanciato un appello sui social: cerca un terreno dove sostare e creare uno spazio condiviso. Una ricerca che si scontra anche con vincoli normativi sulla sosta dei veicoli abitativi. «Sto cercando di ritrovare la mia dimensione anche da queste parti. Per chi vive su due ruote, stabilizzarsi è un concetto particolare. Voglio solo una base dove stare con la roulotte», dice. Non è una fuga dalla stabilità, ma una sua ridefinizione. «Mi sono conquistato un pezzo di libertà. Il passo vero non è comprare una roulotte, ma lasciare tutto quello che conoscevo per capire chi sono davvero, facendo anche le cose più umili». E proprio nelle «cose umili» c’è il filo del suo racconto: raccolte agricole, lavori stagionali, una quotidianità senza retorica. Le difficoltà, spiega, non sono tanto materiali quanto relazionali: trovare contesti basati su reciprocità e condivisione autentica. «Non è per niente facile». Eppure, in questo percorso fatto di soste e ripartenze, resta una certezza: la possibilità di vivere con poco. Una misura essenziale che, invece di togliere, sembra allargare lo spazio delle possibilità.











