di
Silvia Morosi
Silvia Vettori e Davide Zambon hanno lasciato le loro professioni e trasformato la passione per la montagna in uno stile di vita nomade: «È necessario vivere la natura in modo lento, pieno e sostenibile»
«Senza fretta, ma senza sosta». Si raccontano così Silvia Vettori e Davide Zambon, per tutti “Bagaglio Leggero”. A caratterizzare questi due giovani veneti (lei nata ad Abano Terme nel 1989, lui a Padova 1976), che hanno lasciato le loro professioni (lei ora è copywriter, lui ghostwriter) e trasformato la passione per la montagna in uno stile di vita nomade, tra itinerari meno battuti e sentieri nascosti, è la smisurata curiosità: «Raccontiamo non solo la bellezza dei luoghi che esploriamo, ma anche le storie e le vite delle persone che incontriamo. Suggeriamo escursioni da fare, con un’attenzione particolare a temi come consapevolezza, sicurezza, responsabilità. Insomma, siamo nomadi digitali in versione montanara», spiegano, «o meglio, abitanti temporanei».
Lei frequentava la montagna con i genitori sin da piccola, lui l'ha scoperta durante l’università, grazie alle notti in bivacco con gli amici. «Quando ci siamo incontrati, abbiamo condiviso la passione per natura ed esplorazione, che prima non avevamo mai davvero messo a fuoco. Ora l’attività all’aria aperta, la ricerca curiosa di luoghi, esperienze e sfumature, è una parte fondamentale della nostra vita, come individui, e come coppia», continuano. Nel "Bagaglio Leggero" di Davide non deve mai mancare qualcosa per prendere appunti - un quaderno, ma anche gli occhi e lo spazio mentale vanno bene - e molti momenti di silenzio; in quello di Silvia il rispetto e un buon paio di scarpe, ai piedi. Inizialmente, «abbiamo deciso di raccontare le Vette Feltrine, nel Bellunese, un territorio nel quale andavamo spesso a camminare, del quale però non si trovavano molte informazioni online. Abbiamo raccolto in un blog le relazioni delle nostre escursioni: sentivamo che essere utili ad altri camminatori era anche un modo per restituire qualcosa alle montagne che amavamo, soprattutto quelle meno blasonate. I social sono arrivati in maniera naturale e ci hanno permesso di parlare anche del modo di vivere le montagne: dall'attrezzatura alla sicurezza. Sempre con l'obiettivo di ricordare che è necessario vivere la natura in modo lento, pieno e sostenibile. Senza mai perdere la curiosità».










