Non c’è solo la forza militare di una cosca nelle carte dell’operazione Artemis 2. C’è, secondo la Dda di Catanzaro, qualcosa di più profondo e forse ancora più insidioso: la capacità di entrare nei meccanismi della pubblica amministrazione, di orientare gare, scoraggiare concorrenti, condizionare uffici comunali e trasformare pezzi dell’economia legale in terreno di controllo criminale. Dopo la prima ondata dell’inchiesta, quella che nel novembre 2024 aveva portato all’arresto di 59 indagati e aveva ricostruito, secondo l’accusa, l’organigramma dell’associazione e il sistema legato al traffico di droga, il nuovo troncone investigativo cambia prospettiva. Non guarda soltanto alla struttura del sodalizio, ma al modo in cui quella struttura avrebbe inciso sulla vita economica e amministrativa dei territori di Maida, Cortale e Jacurso. È qui che, secondo la Procura, si sarebbe consumata la parte più silenziosa del potere mafioso: non solo minacce e intimidazioni, ma gare pubbliche, tagli boschivi, mensa scolastica, rapporti con pubblici ufficiali infedeli, imprese formalmente intestate ad altri e ritenute riconducibili alla consorteria.
Nove indagati in carcere tra Calabria e Nord Italia










