Il mondo scientifico italiano si mobilita contro la riforma della caccia targato governo Meloni. Ora che nell’aula del Senato si è aperta la discussione finale, 10 società scientifiche hanno scritto insieme al Wwf alle alte cariche dello Stato sottolineando tutti i motivi per cui andrebbe fermato il disegno di legge 1552, considerato «un arretramento di trent’anni nella tutela della fauna in Italia». Tra i punti critici segnalati da ricercatori ed esperti di varie materie c’è il fatto che la riforma ridimensionerebbe il ruolo scientifico dell’Ispra e violerebbe le direttive europee "Uccelli" e "Habitat", esponendo l’Italia a sanzioni. Viene anche puntato il dito sul fatto che il ddl in discussione a Palazzo Madama per il via libera definitivo prevede l’aumento delle specie cacciabili, il prolungamento dei periodi di caccia e la possibile riduzione delle aree protette. Gli scienziati chiedono di rispettare i dati sulla biodiversità, che vedono il 28% dei vertebrati italiani a rischio estinzione, e i principi di tutela ambientale inseriti nella Costituzione nel 2022.
Lungo e prestigioso è l’elenco dei firmatari: Carlo Blasi, presidente Fondazione per la Flora Italiana; Marco Alberto Bologna, presidente della Società Entomologica Italiana e Presidente del Comitato Scientifico per la Fauna d'Italia; Rita Cervo, presidente Società Italiana di Ecologia; Elisa Anna Fano, presidente Federazione Italiana di Scienze della Natura e dell’Ambiente; Barbara Rosa Ines Manachini, presidente Società Italiana di Nematologia; Antonella Penna, èresidente Società Italiana Biologia Marina; Lorenzo peruzzi, Presidente Società Italiana di Biogeografia; Maurizio Sarà, presidente Centro Italiano Studi Ornitologici; Luca Sineo, presidente Società Italiana di Antropologia ed Etnologia; Marco Zuffi, presidente Societas Herpetologica Italica.














