Il vino senza o a basso tenore alcolico non è più una curiosità: è un segmento in cui i produttori cercano sbocchi verso consumatori giovani, attenti alla moderazione, e mercati del Nord Europa dove il grado alcolico incide su scelte e tassazione. La posta in gioco è commerciale. Sul Lago di Garda, così, il Consorzio Garda DOC prova a capitalizzare un’identità storicamente legata a freschezza e bevibilità, mettendo il (insomma, vino senza o con pochissimo alcool) al centro di un percorso rivolto ai mercati esteri. Naturalmente con la dovuta astuzia: non bisogna infatti mai perdere di vista il rischio di annacquare il profilo della denominazione.
Il programma dell’operazione Garda Wines Stories prevedeva degustazioni, incontri tecnici, una masterclass sensoriale e un convegno su strategie di crescita e percezione nei mercati internazionali, con focus su low alcol e trend di consumo. Obiettivo dichiarato, verificare se e come un’offerta a più basso alcool possa trovare spazio in canali e Paesi diversi, con metriche chiare di prezzo, rotazione e margini. E costruire relazioni con stampa e trade per testare linguaggi con degustazioni e una sessione sensoriale dedicata alla percezione di vini a diverso equilibrio alcolico. Intanto il Consorzio usa Garda Wine Stories per tessere relazioni e testare linguaggi. Non solo slide e numeri: c’è il walk around tasting alla Rocca di Lonato, dentro la Casa del Podestà, per mettere nel bicchiere la gamma della denominazione; e c’è una sessione che unisce vino, respirazione e percezione, per riflettere su come si ascolta un calice quando cambiano equilibrio e intensità. Dietro c’è la consapevolezza che la distinzione tra momento esperienziale e atto d’acquisto si assottiglia: l’educazione del pubblico passa anche da qui.








