Il Garda è uno di quei posti che gli italiani pensano di conoscere: invece andrebbe ogni tanto riguardato, rivisto da capo. Ma del resto, quante vite vorremmo avere il tempo di vivere… Perché il Garda è lago, certo, ma è anche una cartolina, è turismo tedesco, è limoni, ulivi, vento, barchette colorate, gelati, aperitivi, alberghi pieni, parcheggi pieni e torpedoni. Ma è anche una delle macchine territoriali più interessanti del Nord Italia, qualcosa che accoglie ventotto milioni di turisti l’anno: un luogo in cui convivono agricoltura, ospitalità, vino, paesaggio, industria turistica e una certa idea di benessere organizzato.
La nostra tre giorni comincia all’Hotel Veronesi La Torre, due passi dall’aeroporto di Verona Villafranca, un posto praticamente perfetto, dove tutto sembra progettato per un turista benestante, probabilmente più straniero che italiano, che dal Garda vuole ricevere quello che immagina sia il Garda: lo riceverà.
Hotel Veronesi, La Torre, foto ©Gabriele Ferraresi
L’hotel appartiene al mondo Oniverse, la galassia imprenditoriale che tiene insieme Tezenis, Calzedonia, Falconeri e Signorvino, e in fondo anche questo dice qualcosa del Garda contemporaneo, evolutosi da luogo di villeggiatura a sistema economico e brandscape, insomma, nell’ambiente perfetto per trasformare il territorio in un’esperienza consumabile.









