Mentre l’atteso decreto che dà il via libera reale alla produzione di vini no e low alcol in Italia è finalmente in dirittura d'arrivo, tra i produttori il dibattito è aperto. Il sentiment diffuso è che nel nostro Paese il segmento no alcol fatichi a sfondare, perché la tradizione resta forte. Più chance, invece, sembrano esserci per i low alcol (sotto gli 8,5% gradi). Ma il confronto resta vivo e acceso.

E se da un lato il vino – come ha di recente dichiarato a Il Gusto anche Helmuth Kocher, fondatore del Merano Wine Fest – è considerato insostituibile, dall’altro è anche vero che un salto culturale verso i dealcolati, pur lento, non solo è possibile, ma già in atto. Una tendenza che potrebbe subire un’accelerata grazie al nuovo decreto attuativo.

I dati

Secondo gli studi dell’Osservatorio Unione Italiana Vini, i prodotti “Nolo” (no e low alcol) sono destinati a crescere in maniera direttamente proporzionale ai trend legati alla salute e al lifestyle. Un segnale arriva anche dal “Sober October”, il movimento nato nel Regno Unito e ormai diffuso a livello globale, che invita le persone a sospendere il consumo di alcol per tutto il mese di ottobre come sfida di benessere e consapevolezza. La partecipazione crescente all’iniziativa testimonia come la sobrietà temporanea stia diventando un fenomeno culturale e sociale, non più solo un comportamento individuale.