Giusto in tempo per il brindisi di fine anno, è arrivato il via libera alla produzione, anche in Italia, di vini dealcolati. Segmento di cui il mercato ha parecchia “sete”, e che, di conseguenza, incuriosisce ormai da tempo i produttori veneti. Diversi dei quali l’hanno già sperimentato, rivolgendosi all’estero per svolgere il processo dei dealcolazione: quello che il decreto interministeriale Mef-Masaf ora ha sbloccato anche in Italia. Non sorprende, pertanto, che alcuni non vedano l’ora di “tuffarsi” in questa novità (prevedendo di raggiungere fino al 10 per cento delle quote di produzione in cinque anni), ed altri intonino il “gregoriano” della tradizione, soprattutto alle latitudini di Conegliano Valdobbiadene, dove il sacro calice è colmo di Prosecco. Dall’altro lato, però, di fronte a un mercato che sta dimostrando interesse per prodotti a ridotto o nullo contenuto alcolico, c’è chi sta già progettando un Prosecco con gradazione leggermente più bassa. Inutile dire che, anche in questo caso, le sensibilità si moltiplicano, di pari passo con le denominazioni.
Da Venezia a Treviso, il via libera al decreto è stato accolto con favore, perché fa chiarezza e fissa regole che ormai erano diventate necessarie. Detto questo, tra i produttori l’entusiasmo si alterna alla prudenza. Per Andrea Gasparini (Ca’ Corner, Meolo) bisogna capire «come funziona» e «se il vino, una volta dealcolato, sia in grado di conservare le proprie caratteristiche». Ecumenico Giorgio Piazza (Piazza Vini, Annone Veneto) che presiede il Consorzio Vini Venezia: «Il dealcolato è una novità che sta prendendo piede, quindi andava normato. E considerati i nostri livelli di produzione, non avere lo strumento normativo era poco sensato». Sulle caratteristiche del prodotto finale, il giudizio è sospeso. Di certo va considerata la crescente domanda, da parte dei consumatori: «Buona cosa se i dealcolati riescono ad aprire nuovi mercati». Ma avviare una produzione di questo genere, significa anche investire in tecnologie. Passaggio che potrebbe richiedere maggior tempo (e sforzo) soprattutto alle piccole aziende.








