di

Marco Imarisio

Mosca alza i toni dopo il vertice di Evian: stampa, falchi e diplomazia convergono nell’attacco al presidente Usa, accusato di ambiguità sull’Ucraina e di voler scaricare sull’Europa il costo della guerra

«Il formato politico preferito da Trump è quello della soap opera». «Trump recita la parte di una ragazza incinta con sbalzi d’umore improvvisi». «Trump si rivela un Anticristo camuffato da clown». Prima o poi qualcuno scriverà un libro con tutte le poco lusinghiere definizioni del presidente statunitense sfornate ogni giorno dai media russi, che sembrano ignorare i più che cordiali rapporti tra la Casa Bianca e il Cremlino. Ma una cosa è l’informazione per le masse, che deve pur tenere conto dell’antiamericanismo sparso a piene mani dalla propaganda di Stato durante la storia recente e anche prima. Le citazioni di cui sopra sono prese rispettivamente dall’editoriale della Komsomolskaya Pravda, il quotidiano più diffuso nell’intera Federazione, dal reuccio dei blogger-Z Alexander Kots, e infine da un esperto militare ospite ieri sera in televisione del solito Vladimir Solovyov.

Altro discorso è la diplomazia, o la poca politica che gravita intorno alle scelte dell’uomo sempre più solo al comando, di solito più guardinga. Ma non in questo caso, segno che l’ordine di scuderia sul G7 di Evian è stato più netto del solito. Stroncare, reagire con veemenza. Se persino un antico navigatore della politica russa ed europea come il senatore e membro del Consiglio per la politica estera e di difesa Andrei Klimov si lascia andare, parlando di «un raduno di falliti, dove l’Occidente ha nuovamente affossato ogni possibilità di pace e Londra ha dato a Zelensky l’ordine di continuare a combattere», l’arrabbiatura è seria. Anche il politologo Marat Bashirov lo conferma. «Il rischio principale per noi» — spiega al telefono — è che a Trump sia piaciuto giocare alla diplomazia ibrida per costringere alla pace, combinando negoziati e attacchi militari. È un tipo cinico e noi non siamo suoi amici; quindi, potrebbe benissimo tornare a rifornire Kiev di armi, ma farlo con i soldi europei, mentre lui stesso “rimane in disparte” per vedere cosa succederà nei prossimi sei mesi».