Lucio Biasiori con Carlo GinzburgRicevi le notizie de il Resto del Carlino su GoogleSeguici"Il 7 giugno mi inviò il suo ultimo scritto. Si chiama ‘Per proseguire la discussione’. Una sorta di testamento". Lucio Biasiori, professore all’Università di Padova e residente a Bologna, conosceva bene Carlo Ginzburg. Un rapporto iniziato nel 2006, alla Normale di Pisa, tra studente e professore. Ma che in vent’anni di scambio, ascolto e apprendimento si trasforma in familiarità, amicizia, ricerche congiunte in biblioteca. Sempre con, al centro, la voglia di sapere e conoscere.
Professor Biasiori, per lei cosa ha significato conoscere Carlo Ginzburg?
"L’ho visto l’ultima volta meno di un mese fa. Aveva ancora un’energia intellettuale straordinaria. È stato un esempio fino alla fine. Non ha mai smesso di studiare e di imparare cose nuove. Nel suo ultimo scritto che mi ha inviato parla di Marc Bloch, un suo punto di riferimento per tutta la vita. Ci rifletteva fin da quando era studente. Un confronto a distanza che lo ha sempre accompagnato. Sono stati due giganti della storiografia del Novecento. Bloch grande studioso della storia della mentalità, Ginzburg il pioniere della microstoria. Ma non voleva essere ingabbiato in una etichetta".













