HomeBolognaCronacaAddio a Carlo Ginzburg. Ricerche, intuizioni e luoghi del cuore: ecco la sua BolognaL’intellettuale torinese ha insegnato all’Unibo per oltre vent’anni. Il legame con la città e la rivoluzione del Sistema delle biblioteche. Domani, alle 11,30, si terrà la commemorazione all’Archiginnasio.L’intellettuale torinese ha insegnato all’Unibo per oltre vent’anni. Il legame con la città e la rivoluzione del Sistema delle biblioteche. Domani, alle 11,30, si terrà la commemorazione all’Archiginnasio.Ricevi le notizie de il Resto del Carlino su GoogleSeguiciI libri sono rimasti soli. Chiusi. Appoggiati sui tavoli, incanalati negli scaffali, sommersi dalle scartoffie. Carlo Ginzburg li ha lasciati lì, nella sua casa in piazza San Martino, prima di morire a 87 anni, segnando un vuoto nella cultura italiana. Ma nessuno di questi testi, qualsiasi esso sia, lascerà Ginzburg, il rivoluzionario del metodo storico grazie all’approccio della microstoria, uno degli ultimi intellettuali rimasti del vecchio millennio. Carlo Ginzburg viveva e amava Bologna. Sin dagli anni ‘70, quando vi si trasferì per insegnare all’Università perché "a Bologna sto benissimo", racconterà in un’intervista al nostro quotidiano. Aveva poco più 30 anni e una sua pubblicazione aveva già segnato i tempi. Nel 1966 era uscito il testo ‘I Benandanti’, uno spaccato sociale sui contadini friulani del Cinquecento. Poi, proprio da Bologna, nel 1976, arriverà ‘Il formaggio e i vermi’, un libro nato da un corso all’Alma Mater che segnerà la vita di intere generazioni nella metodologia e nelle tecniche della ricerca sociale delle classi subalterne, arrivando ad essere tradotto in oltre 20 lingue.