Niente e nessuno, lo giuro. Niente aveva mai avuto lo stesso impatto, nessuno aveva mai illuminato di luce nuova la mia intera vita, niente e nessuno quanto la signora bionda di sabato sera.

Niente, e in “niente” includo ogni bocciatura a ogni esame e ogni buon voto in qualche tema, compreso quello di maturità in cui la disperazione m’indusse a inventare il metodo con cui poi ho scritto ogni pagina da adulta, metodo che non svelerò perché me lo tengo per il memoir della pensione.

Nessuno, e in “nessuno” sono compresi tutti quelli che avevo finora catalogato come figure importantissime della mia vita professionale, il direttore della tv che mi fece il mio primo contratto, il capostruttura che per primo intuì che avrei saputo fare qualcosa anche se nessuno – me compresa – trenta e fischia anni dopo ha ancora ben capito cosa, l’editorialista che quando una vicedirettrice di settimanale disse che le serviva una persona che facesse le interviste a Roma disse: c’è questa ragazza, ma non so mica se è capace.

Niente, e nel niente vengono catalogate tutte le esperienze formative non della mia gavetta (e chi ne ha mai avuta una) ma di tre decenni di lavoro abbastanza variegati da includere non certo solo meraviglie e opere lodate dai committenti e dai lettori.