Per l’Ucraina è il «momento Evian». La mitopoiesi del presidente francese Emmanuel Macron ha già superato i fatti e mira a creare una nuova pietra miliare del sostegno occidentale all’Ucraina a partire dal G7 che ieri si è concluso. L’obiettivo era riportare sui tavoli di discussione e nel documento finale l’unità euro-atlantica intorno a Kiev, Macron se ne era incaricato personalmente. Convinto – in compagnia del britannico Keir Starmer e a tratti del tedesco Friedrich Merz – che il futuro del Vecchio continente passerà dal ruolo che i suoi rappresentanti riusciranno ad avere negli accordi di pace tra Volodymyr Zelensky e Vladimir Putin.

«È la prima volta che abbiamo una convergenza così forte sull’Ucraina ed è la prima volta che abbiamo conclusioni così chiare» ha dichiarato Macron durante la conferenza stampa conclusiva del summit. Questo G7 segna «un cambiamento molto profondo» sul dossier ucraino, a partire dal fatto che tutti i leader presenti ne hanno riconosciuto «l’integrità territoriale». Dall’altro lato si «prende atto» del fatto che «non vi è una reale volontà della Russia» di porre fine al conflitto». Nella pratica, questa ritrovata corrispondenza d’amorosi sensi si concretizza con la formula «più armi a Kiev e più sanzioni a Mosca».