Don Camillo era arrabbiato coi democristiani, e con onestà non dobbiamo dargli torto. Ci rimproverava di non aver saputo gestire la transizione dalla Dc a qualcosa di nuovo. Mancato leader politico, costruì da Cardinale la linea politica alla quale ci siamo uniformati: bando a iniziative nostalgiche, abbiamo rinunciato a rifare la Dc, custodendone lezione e memoria, e cercandone le coordinate dove approssimativamente si potevano ritrovare. Il ricordo di Gianfranco Rotondi
Camillo Ruini non merita un congedo formale, un fervorino intinto nella retorica e condito al massimo da qualche ricordo personale. Il Cardinale è stato una figura immensa nella storia della Chiesa e della politica italiana: non ho i fondamentali per analizzare la prima parte, mentre sono stato testimone del ruolo politico di quello che nel Palazzo tutti chiamavano don Camillo.
Non ho avuto con Ruini straordinari rapporti personali: lui era arrabbiato coi democristiani, e con onestà non dobbiamo dargli torto. Ci rimproverava di non aver saputo gestire la transizione dalla Dc a qualcosa di nuovo, di cui fu incapace l’ultima dirigenza democristiana, e che la storia appaltò a Silvio Berlusconi.
Ruini si arrabbiò (o finse di farlo) quando una volta dichiarai che lui era il nostro presidente del Consiglio mancato. C’era del vero nella mia provocazione: Ruini era democristiano, e la politica lo appassionava, se l’avesse scelta il suo cursus honorum sarebbe stato massimo.










